Negli ultimi dieci anni l’intelligenza artificiale ha assunto un ruolo centrale nello sviluppo economico e strategico della Cina. Il suo avanzamento è il risultato di una pianificazione di lungo periodo, che coinvolge governo centrale, amministrazioni locali, grandi imprese tecnologiche, università e centri di ricerca, e che trova la sua cornice nel 15° piano quinquennale, con l’obiettivo dell’autosufficienza tecnologica e scientifica entro il 2030. In questa visione la proprietà intellettuale è un pilastro della competitività nazionale. Il rapporto WIPO «Patent Trends Update in GenAI», pubblicato nel 2026, documenta gli esiti di questa traiettoria in un settore passato dalla sperimentazione a una diffusione commerciale e industriale sempre più ampia. Nel biennio 2024-2025 sono state pubblicate oltre 56.000 nuove famiglie brevettuali nell’IA generativa, più dell’intera produzione cumulata del decennio 2014-2023. La Cina mantiene il primato assoluto per volume, con oltre 43.000 famiglie brevettuali riconducibili a inventori localizzati nel Paese nel biennio. Tencent, Ping An e Baidu figurano tra i maggiori titolari. La crescita si estende anche ad altri sistemi: tra il 2023 e il 2025 i tassi annui composti raggiungono il 210% in Giappone, il 124% in Svizzera, il 109% in Canada e il 92% negli Stati Uniti. I diritti IP come strumenti di competitività Il primato cinese trova nella proprietà intellettuale una componente essenziale. La politica di sostegno alla brevettazione consente di affiancare allo sviluppo delle tecnologie la costruzione di portafogli destinati al loro sfruttamento economico. Il brevetto conferisce al titolare il diritto di vietare ai terzi, nel territorio e nei limiti delle rivendicazioni, lo sfruttamento dell’invenzione, e dunque anche di consentirlo a terzi a condizioni negoziate attraverso licenze e accordi tecnologici. La scelta dello strumento di tutela resta poi una decisione strategica. Il confronto tra i portafogli dei grandi gruppi cinesi e quello di OpenAI, che secondo la WIPO contava 35 depositi globali a fine 2025, evidenzia due diversi orientamenti: un investimento esteso nella brevettazione, da un lato, e un maggiore affidamento sui segreti commerciali e sulla velocità di esecuzione, dall’altro. Il brevetto attribuisce un’esclusiva opponibile ai terzi, nell’ambito territoriale della protezione, di regola per vent’anni dalla data di deposito della domanda. Richiede in cambio la pubblicazione della domanda e una descrizione sufficiente a consentire l’attuazione dell’invenzione da parte di una persona esperta del ramo. Il segreto commerciale, invece, non richiede registrazione e dura finché ne permangono i requisiti, ma non attribuisce un diritto esclusivo: protegge le informazioni riservate, dotate di valore economico in quanto segrete e sottoposte a misure ragionevolmente adeguate a mantenerle tali, contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illeciti, senza impedire la scoperta indipendente. La sua gestione esige quindi presidi organizzativi, tecnologici e contrattuali. I due strumenti possono essere complementari, purché sia delimitato ciò che viene divulgato e ciò che rimane riservato, poiché quanto descritto nella domanda di brevetto, una volta pubblicata, cessa di essere riservato. Brevettabilità e linee guida Le famiglie brevettuali pubblicate mettono in luce la massiccia attività inventiva, ma non garantiscono che ne derivino altrettanti brevetti concessi. La consistenza di un portafoglio dipende dalle invenzioni protette, dall’ampiezza delle rivendicazioni e dalla solidità dei titoli. Sono questi elementi a determinare come l’investimento nella brevettazione possa tradursi in diritti utilizzabili sul mercato. In tale prospettiva assumono rilievo le linee guida pubblicate dagli uffici brevettuali sulle domande relative a invenzioni legate all’IA. Il confronto tra Cina e Europa è particolarmente importante. EPO e CNIPA convergono nel negare tutela agli algoritmi astratti considerati in quanto tali, ma differiscono nelle basi normative e nell’approccio valutativo: l’EPO, ai fini dell’attività inventiva, considera le sole caratteristiche che contribuiscono al carattere tecnico, mentre la CNIPA valuta la soluzione nel suo insieme, in termini di problema tecnico, mezzi tecnici ed effetti tecnici. La protezione deve quindi essere costruita intorno alla soluzione tecnica, rendendo riconoscibile il contributo delle caratteristiche algoritmiche. Descrizione e rivendicazioni vanno definite tenendo conto delle rispettive prassi: un risultato ottenuto in Cina non si riproduce automaticamente in Europa, né viceversa. Territorialità, contenzioso e dimensione internazionale La WIPO rileva che le famiglie pubblicate in almeno due giurisdizioni, le International Patent Families, costituiscono circa il 9% delle pubblicazioni del 2025. Il dato riflette il peso dei depositi domestici cinesi e, in parte, la giovane età dei portafogli, che possono acquisire una maggiore dimensione internazionale nel tempo. Poiché il brevetto è territoriale, i suoi effetti si producono solo negli Stati o nelle aree per i quali il titolo è stato concesso: un brevetto cinese non protegge in Europa, e un brevetto europeo non protegge in Cina. Non esiste un titolo brevettuale mondiale, e ogni estensione richiede un procedimento distinto, nazionale o regionale, secondo le regole di quell’ordinamento. La scelta dei Paesi nei quali depositare, legata ai mercati di sbocco, ai luoghi di produzione e alla presenza dei concorrenti, condiziona quindi anche la possibilità di far valere l’esclusiva nei mercati esteri, mentre nei Paesi non coperti la tecnologia, una volta pubblicata la domanda, resta liberamente utilizzabile. Lo stesso vale per la tutela giudiziaria: le controversie vanno coordinate nelle sedi competenti, tenendo conto delle differenze di tutela. Per le imprese, pianificazione dei depositi e strategie di contenzioso transfrontaliero sono dunque aspetti collegati. La compatibilità tra sistemi giuridici incide sulla possibilità di valorizzare all’estero le tecnologie sviluppate sul mercato domestico. Competitività Cina v. EU: due modelli a confronto Il confronto tra Cina ed Europa non si esaurisce nei numeri dei depositi, perché riflette due modelli di competitività diversi. La Cina ha costruito il proprio primato su una politica industriale di lungo periodo, su una forte capacità di investimento e su una scala di dati, infrastrutture e depositi che l’Europa non è oggi in grado di eguagliare. L’Europa fa invece leva sulla solidità del proprio quadro normativo, dalla tutela della proprietà intellettuale alla regolazione dell’IA, e punta a rendere la tecnologia affidabile e conforme sul piano giuridico, oltre che competitiva su quello tecnologico. Sono modelli non sovrapponibili, e nessuno dei due si misura soltanto sul volume. La quantità dei titoli indica la direzione di una strategia, ma il valore dei diritti dipende dalla loro qualità, dalla loro estensione territoriale e dalla possibilità di farli valere. Allo stesso modo, la regolazione è un fattore di competitività solo se non si traduce in un freno allo sviluppo. È in questo rapporto tra sviluppo, diritti e regole che la proprietà intellettuale diventa una leva dell’autonomia tecnologica.